Dopo averlo guardato con sospetto, adesso il Pdl si piega all'idea che forse Mario Monti non è poi così male e che, in ogni caso, non bisogna regalarlo alla sinistra. E tanto meno al terzo polo. La linea l'ha dettata Berlusconi in persona, e dunque non si discute. E a spingere l'ex premier in questa direzione non sono stati grandi ideali, ma i soliti sondaggi. In particolare alcuni sondaggisti, i cui pareri erano riportati oggi sul Corriere, parlano di un calo del partito di cui è impossibile prevedere il traguardo finale. Allora il Pdl si attrezza per riaprire un fronte polemico con l'odiata sinistra: Pdl tutto schierato a difesa della riforma dell'articolo 18 con accuse al Pd di volersi appiattire sulla Cgil. Un modo come un altro per tirare la giacchetta a Monti e per intestarsi una battaglia che piace agli imprenditori. Del resto ne parla apertamente Mario Sechi in un editoriale su “Il Tempo” di oggi dal titolo eloquente: “Dopo Monti ci sarà ancora Monti”. Scrive Sechi: “Non sorprende che Silvio Berlusconi ogni tanto pensi a un patto con Monti anche per il 2013. Attenzione, non a un accordo che metta al premier la casacca di uomo di parte, ma il lancio di un governo di larghe intese che, superata l'emergenza da spread, affronti la modernizzazione del paese, il rilancio dell'economia reale e consegni alle future generazioni istituzioni funzionanti e partiti in grado di affrontare l'opinione pubblica”. Sull'altro fronte i mal di pancia non sono meno preoccupanti. Oggi “Il Riformista” scrive chiaro e tondo che ormai nel Pd ci sono due partiti: quello di Bersani pronto a negare il consenso a Monti se la riforma del mercato del lavoro non avrà l'avallo della Cgil, e quello di Veltroni e Letta “che lavora a un progetto di grande coalizione costruito attorno a Monti anche nella prossima legislatura”. Il terzo polo assiste alle grandi manovre senza allarmismi: da subito ha appoggiato il governo Monti con convinzione e questo dato rappresenta più di un punto a suo vantaggio. Per testare se Pdl e Pd sono destinati alla deflagrazione, del resto, non c'è bisogno di forzare i tempi adesso: basta guardare a ciò che accadrà alle amministrative.