MARCO IACONA
Ecco Figario, molti anni dopo. Pittore, scultore, regista, produttore artistico, attore, scrittore e naturalmente “filosofo”. La sua patria? Non più la Francia laica e rivoluzionaria, ma la lontana America che eredita vocazioni e bellezze della vecchia Europa. Adesso però Figaro si chiama Andy Warhol, indossa una parrucca argentata, è di origini slovacche e muore il 22 febbraio del 1987, appena venticinque anni fa'. Forse malato di Aids. Come il progenitore francese cavalca il nuovo come fosse un purosangue e tiene più al denaro che all’onore. Ha una faccia per ogni occasione e frequenta, come si suol dire, il giro giusto.
C’era una volta l’arte come invenzione pura, come genialata alla Leonardo da Vinci o come manifestazione di purezza alla Raffaello. C’era una volta, perché ce l’hanno spiegato i Futuristi nel dinamico Novecento tutto si muove, e poi di seguito, nell’era pop, tutto comincia a muoversi con e per la società. E cosa vuole questa società? Vuole se stessa naturalmente, i suoi simboli, e soprattutto vuole consumare. Consumare immagini, godere di fama e bellezza, in ogni momento e per ogni occasione. Ebbene, Andy Warhol regala ai rappresentanti di questa società – americana o americanizzata – ciò che essa pretende. Semplice come bere un bicchiere d’acqua, no? L’arte diventa riproduzione di un oggetto di uso comune. Unica condizione: l’artista deve ricercare un punto di vista o un’immagine adatta e deve dunque trovarsi al posto giusto e al momento giusto. Tutto può essere arte: un barattolo di zuppa consumata dall’americano medio, l’immagine di una stella del cinema resa ricca e accattivante da segni grafici e colori perfino casuali. Tutto può essere arte fino a quando (e perché?) c’è una società che quest’arte vuole, ottiene e consuma. Basta dunque saperla vendere.
Si può affermare che l’immaginazione o l’immaginario siano mai veramente andati al potere? Forse più facile dire che le immagini – nude e crude – siano andate al potere. Anzi siano state potere stesso. Warhol aveva capito anche questo: nell’era della ripetitività, conta più il numero delle ripetizioni che la sostanza del messaggio. Aveva capito che mille Marilyn Monroe valgono mille Mao Tse Tung. Unica condizione: che non spariscano mai dalla nostra vista. Che siano sempre con noi, immagini da consumare (ma tecnicamente inesauribili) come una semplicissima lattina colorata
Numerosi gli omaggi che in tutto il mondo celebrano l'artista, tra cui una straordinaria retrospettiva itinerante che sbarcherà in Cina e Giappone. l’Italia gli rende omaggio con molte iniziative. La sua presenza è d’obbligo nelle numerose rassegne attualmente in corso sulle avanguardie americane (a Palazzo delle Esposizioni che presenta un’opera della serie "Elecrtic Chair" o a San Marino, dove invece c’è una bellissima Jackie). E interamente dedicata a Warhol è "Dall’apparenza alla trascendenza", ancora fino all 11 marzo al Centro Saint-Benin di Aosta, per una carrellata delle sue opere più famose. In attesa di "Andy Warhol Haedlines" ("Andy Warhol e i media"), a Roma dal 12 giugno negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che (grazie alla collaborazione dei maggiori musei americani) per la prima volta riunisce le opere incentrate sui simboli linguistici e non sulle icone.