ARCHIVIO EDITORIALI
21 February 2012
 

I due marò davanti al giudice.
Ed è protesta anti-italiana

India: arresto giudiziario per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
L'ambasciatore d'India in Italia riceve una delegazione di Fli

A seguito di un presidio dei giovani e dei parlamentari di Fli, che hanno manifestato davanti all'Ambasciata dell'India per liberazione dei due marò italiani, una delegazione di Fli, composta da Italo Bocchino, Roberto Menia e Barbara Contini, è stata ricevuta dall'Ambasciatore d'India in Italia, Saha, per discutere e avere chiarimenti sul caso dei due marò, per i quali è stato confermato il fermo di polizia di tre giorni. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani accusati dell'omicidio di due pescatori indiani, per i quali sono stati decisi anche altri undici giorni di arresto giudiziario, fino al prossimo 5 marzo. Fra tre giorni il giudice li vedrà per decidere se condannarli o meno. Un centinaio di persone appartenenti a tutti i partiti dello Stato di Kerala, in India, ha inscenato una manifestazione anti-italiana davanti alla casa del magistrato, a Kollam, per chiedere l'arresto dei due italiani, che sarano giudicato dallo stesso magistrato. La residenza è protetta da agenti armati e da altri dotati di sfollagente. I manifestanti hanno gridato slogan anti-italiani, come “Italiani, mascalzoni! Dateci i colpevoli!”, al momento dell’arrivo della carovana con i due marò e i responsabili italiani che li accompagnano. Sono tutti militanti di partiti politici organizzati. Comunque, di fronte alla veemenza della protesta gli agenti sono intervenuti decisamente allontanando i dimostranti che si sono spostati di qualche centinaio di metri, continuando la loro manifestazione. Fuori dalla porta di ingresso osservando la manifestazione sono rimasti per qualche momento il console generale a Mumbai, Giampaolo Cutillo, l’addetto militare dell’ambasciata d’Italia, contrammiraglio Franco Favre, ed il legale indiano che li accompagna.
Le autorità italiane, che si stanno occupando della vicenda dei due marò del reggimento San Marco, sono in possesso di prove fotografiche in grado di scagionare i militari. Le fotografie, ha fatto sapere una fonte, saranno mostrate in tribunale non appena sarà notificato l'atto d'accusa e servono a dimostrare che il peschereccio che ha tentato l'abbordaggio al mercantile Enrica Lexie sarebbe diverso dal St. Antony su cui si trovavano i due pescatori uccisi.
Il Premier indiano è Oommen Chandy, esponente, di origine siriana, del National Congress, il partito di cui è presidente Sonia Gandhi, che è di origini italiane, succeduto a V.S. Achutandan, storico fondatore del partito comunista marxista dell'India. E la politica dello stato è contrassegnata proprio dalla continua alternananza al potere e il conseguente scontro tra il partito comunista e quello del Congresso. Il timore è quindi che sull'azione giudiziaria nei confronti dei marò italiani, e il grande clamore che sta avendo sui media locali, possano pesare anche motivazioni politiche, tanto più che il prossimo 18 marzo si svolgeranno nello stato anche delle elezioni suppletive che sono un difficile test per la coalizione di governo che al momento ha una maggioranza di appena tre voti nell'Assemblea dello stato.
I due militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono sotto custodia della polizia militare della marina indiana e, dalla nave, erano stati trasferiti nel circolo ufficiali della Polizia centrale (Cisf) del Kerala nell'isola di Wellington, vicino Kochi, dove sono stati interrogati dal capo della polizia. La Farnesina domenica ha ribadito con chiarezza che il caso deve essere trasferito alla magistratura italiana perché è avvenuto in acque internazionali, su una nave che batte bandiera italiana e che i due militari, membri del battaglione San Marco della Marina, godono dell'immunità. In attesa di ulteriori sviluppi, secondo fonti del porto di Kochi, la petroliera italiana sarà oggi trasferita all'ancoraggio esterno, ma sempre all'interno del porto: il cargo attualmente è al primo terminal petrolifero, ma ostacola lo scarico delle altre petroliere.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, auspica una «maggiore collaborazione con il governo di New Delhi», una collaborazione che possa risolvere la crisi che ha portato al fermo di due marò italiani, accusati dal governo indiano di aver ucciso due pescatori locali. «Allo stato delle cose ci sono considerevoli divergenze di carattere giuridico»: ha osservato il ministro, a margine del vertice dei ministri degli Esteri del Mediterraneo Occidentale, a Villa Madama. «E non credo - ha osservato ancora Terzi - si sia sviluppata quella collaborazione tra lo Stato federale indiano e lo Stato italiano che sarebbe invece veramente auspicabile e consentirebbe una via d'uscita in tempi rapidi».
Barbara Contini, responsabile della politica estera di Futuro e Libertà, ha dichiarato: «La versione dei due pescatori morti per cui, senza prove, vengono accusati i nostri militari presenta  numerose lacune, il comportamento unilaterale delle autorità di polizia locali è un atto preso nei confronti del nostro Paese, mentre -prosegue la senatrice - i fatti non sono chiari soprattutto non accertati dalle autoritè indiane, è chiaro che i nostri militari sono protetti dalla legge italiana, dalle leggi internazionali e dai mandati delle Nazioni Unite relativi alla lotta alla pirateria. Ritengo - continua - che sia interesse anche delle autorità indiane che l'accertamento dei fatti debba essere scrupoloso e attento e, nel caso, debba essere consentito pieno accesso e cooperazione alle autorità italiane preposte, per poter effettivamente portare alla luce la verità e prove certe».