ARCHIVIO EDITORIALI
26 January 2012
 

Faccette
nere,
faccette
rosse: gioco
a perdere

ANNALISA TERRANOVA

È vero, la campagna iniziata da “Il fatto quotidiano” contro Gianni Alemanno con il pretesto di una rissa in una festa privata finita male è sgradevole e ricorda le tecniche del linciaggio mediatico, soprattutto perché coinvolge un minorenne (il figlio del sindaco che era presente ma che non ha alcuna responsabilità nel pestaggio al quale avrebbe assistito). Detto questo, però, sarebbe opportuno che da parte di chi non condivide questo tipo di campagne non si commettano errori di prospettiva. Poiché siamo nel 2012 è evidente che certi fenomeni sono solo un residuo anacronistico di uno stile che era in voga negli anni Settanta, una sorta di riflesso condizionato, duro a morire, che ha finito per contagiare anche un giornale che pure ha rappresentato un interessante novità nel panorama editoriale italiano. Leggiamo invece commenti tutti sulla difensiva, come se i soliti, odiati “comunisti” si fossero rimessi d’accordo a tavolino, complice il “vampiro” Monti, per determinare nel paese una caccia alle streghe contro i postfascisti, eroi immaginari che si batterebbero contro il “pensiero unico”. Insomma avete capito il clima… È stupefacente che a un rigurgito di giornalismo stile anni Settanta si replichi come se davvero fossimo ancora negli anni Settanta, anziché ridicolizzare il fenomeno o ricordare, ad esempio, che Gianni Alemanno vinse le elezioni a Roma nonostante una campagna degli avversari giocata proprio sulla demonizzazione del suo passato di “fascio” duro e puro. Dove vogliamo andare a parare? Per uscire da un certo clima, da certi riflessi condizionati, ci vuole uno sforzo collettivo, che va fatto su tutte e due i fronti e che in primis dovrebbe coinvolgere gli operatori dell’informazione. E infine un’ultima considerazione: l’allarme sul fascismo adolescenziale è sciocco e fuori tempo ma allo stesso modo sono sciocchi e fuori tempo certi atteggiamenti muscolari, corredati da folkloristici saluti romani, che sembrano tirati fuori apposta per coprire, con un “facite ammuina” nostalgico, il vuoto di idee e di proposte di una destra (anche quella identitaria) che da un lato si lasciava contaminare dal berlusconismo e dall’altro agitava i gagliardetti per lavarsi la coscienza. Finiamola con questo gioco: che nuoce alla storia, alla dignità della destra e alla fine si rivela controproducente anche per personaggi, come Gianni Alemanno, che avevano le caratteristiche giuste per rappresentare una destra nuova e che sono oggi risucchiati nel gorgo di un miserevole confronto tra “faccette nere” e “faccette rosse”.