ARCHIVIO EDITORIALI
12 January 2012
 

Cosentino salvo per 11 voti.
Determinanti radicali e leghisti

Bocchino: dopo le scelte della Consulta, un voto che farà
crescere l'indignazione popolare contro il Palazzo

L'aula della Camera ha respinto, con voto a scrutinio segreto chiesto dal Pdl, la richiesta di arresto nei confronti del deputato Nicola Cosentino (Pdl) con 309 no, 298 sì. La Giunta delle Autorizzazioni aveva espresso parere favorevole. Determinanti i sei voti dei radicali e di parte dei leghisti. Nel giorno della bocciatura dei referendum sul sistema elettorale, la scelta dell'aula di Montecitorio assomiglia davvero a uno schiaffo al Paese. «Non c'è alcun nesso tra la decisione della Consulta e quella di Montecitorio – dice Italo Bocchino – ma ho l'impressione che l'indignazione popolare contro le istituzioni sarà fortissima, perchè esse appaiono capaci di difendere l'indifendibile: sia il Porcellum o l'impunità di un deputato». Un ragionamento che da' voce alle perplessità di molti. Persino il leader leghista Maroni, che ha dovuto inghiottire il diktat di Umberto Bossi pro-Cosentino, si è fatto sfuggire una battuta desolata: «Non so se gli elettori capiranno».
Futuro e libertà ha votato per dare corso alle richieste della magistratura. D'altra parte proprio sulla impresentabilità di Cosentino (all'epoca candidato in pectore a Governatore della Campania) si era consumato un anno fa lo strappo con il Pdl. Per Enzo Raisi il modo con cui si è arrivati al pronunciamento dell'aula, l'imbarazzante avanti e indietro del Carroccio e i minacciosi messaggi lanciati dallo stesso Cosentino nell'imminenza del voto, «dimostrano la fondatezza dello strappo di Fli». «Questo mercato politico su di un caso di giustizia – continua Raisi – e questo uso propagandistico del garantismo, di cui nel Pdl riscoprono le virtu' solo quando sono loro a beneficiarne, rende evidente agli occhi dell'opinione pubblica perche' con certi metodi, con certi personaggi e con certe logiche, c'è chi, come me e come noi non vuole avere niente a che fare».