ARCHIVIO EDITORIALI
2 January 2012
 

La Meloni ricomincia...
dall'anticomunismo

Surreale manifestazione contro “i crimini del comunismo”.
Non c'era un altro tema per fare politica con e per i giovani?

Ci sono forze e aree della politica che se non stanno al governo non riescono a concepire la politica diversamente dalla propaganda, dagli slogan, dagli appelli a spezzoni separati della società italiana. Lo abbiamo visto con la Lega che è tornata a fare la sua particolare forma di opposizione, in qualche modo con l'area dipietrista, che a cominciare dai distinguo sulla manovra è tornata a cercare di compattare un certo popolo degli indignati. Lo vediamo adesso anche con l'area di destra interna al Pdl che, incapace di svolgere un ruolo autenticamente politico, nel nuovo quadro, ha ricominciato la sua ultradecennale pratica di propaganda e di appello identitario a segmenti “feriti” dalla storia del Novecento. Sul web impazza infatti un manifesto che annuncia una manifestazione di piazza che si svolgerà sabato 5 febbraio a Firenze. Titolo: “Foibe. Corteo contro i crimini del comunismo con Giorgia Meloni”. Seguono le sigle di Giovane Italia, Popolo della Libertà e Casaggì Firenze. Ci saremo – annunciano gli organizzatori – “per ricordare tutte le vittime del comunismo, nel nome della nostra identità nazionale”. E ancora: “Per non dimenticare, per ribadire che non esistono morti di serie b. Saremo in piazza con Giorgia Meloni per una marcia silenziosa e tricolore...”. Ora, che necessità c'era in questo 2012 di crisi finanziaria internazionale, di appannamento e disorientamento del ruolo dell'Europa, di effetti distorsivi della globalizzazione, di spostamento dei baricentri geopolitici internazionali, di necessità di governare i flussi di popolazione da una parte all'altra del pianeta, di emergenze ecologiche, di aggregare cittadini (ed elettorato) sull'anticomunismo e sulle (ormai archiviate) ferite del Novecento? Per di più con l'intervento di una trentenne che è stata anche ministro della Gioventù? Ma lo sa la Meloni che la stragrande maggioranza dei diciottenni e ventenni di oggi considera i totalitarismi novecenteschi più o meno come le generazioni precedenti pensavano del bonapartismo o del giacobinismo? Perché non mobilitare invece i giovani per affermare la nuova e condivisa visione di un'Italia aperta e accogliente nei confronti dei cosiddetti nuovi italiani? Perché non lasciare la coltivazione (strumentale) dei rancori del passato all'oblio e non puntare alla costruzione di un nuovo patto generazionale oltre la destra, il centro e la sinistra? Ma si sa, chi alla vera pratica politica preferisce da sempre maneggiare strumentalmente le memorie e le presunte identità non può fare altro che quello che fa. Coltivando gli steccati, i recinti e le rassicurazioni degli odi del passato. Che tristezza...