“Berlusconi vada al Quirinale a rassegnare le dimissioni per un nuovo Governo fondato su un nuovo ‘patto di legislatura’. Se non lo farà Futuro e Libertà ritirerà i suoi ministri dal Governo”: questa la frase più eclatante uscita dal Convegno di Bastia Umbra e che pare segnare l’acme della rottura tra Berlusconi e Fini. 

Un gesto della “rottura” più radicale, apparentemente. Eppure, a leggerlo con attenzione, non sfuggono ambiguità e tatticismi (come acutamente notato dal Segretario PD Bersani). Una cosa è certa, la crisi di governo è aperta e nemmeno troppo virtualmente: con il ritiro in serata dei Ministri Ronchi, Urso e altri (semrpechè non venga poi smentito) pare profilarsi il classico decorso delle crisi ministeriali. Certo, Silvio dice di no, dice che lui non si dimetterà, che lui non cadrà in una crisi extra-parlamentare e che attende il voto di sfiducia in Parlamento; ma si dovrà adeguare alla realtà di fatto; perchè oggi come oggi per Silvio aprire un voto di fiducia in Parlamento significa favorire il delinearsi di quella maggioranza antiberlusconiana da FLI, a PD a UDC che più teme e che più potrebbe emarginarlo politicamente.

Evidentemente, il “governo tecnico” sarà il più efficace deterrente che Fini avrà a disposizione  per ricondurre Berlusconi a … più miti consigli e presto o tardi Silvio dovrà rendersene conto. Ma come al solito negli strappi finiani verso Silvio c’è qualcosa che non torna: possibile che Gianfranco non si renda conto che alternative a Berlusconi non esistono? Possibile che Gianfranco non capisca che l’unica alternativa al Governo Berlusconi sono le elezioni anticipate? Possibile, poi, che Gianfranco non si renda conto che, in caso di elezioni anticipate, non solo la riconferma di Berlusconi è quasi certa, attesa la struttura economico-sociale ”terzista” che gli ex-quadri di Forza Italia incarnano e che sempre ha favorito l’affermazione di Berlusconi in periodi di crisi economica? 

Possibile che Gianfranco non capisca che accelerare oggi il decorso verso le elezioni, significa condannare FLI ad una posizione politica marginale, simile a quella dell’UDC, a causa del meccansimo del “premio di maggioranza” che non garantisce rendite politiche ai partiti non coalizzati? Crediamo che Gianfranco abbia presente tutti questi rischi e che non intende correrli. E che ciononostante abbia aperto la crisi di governo perchè, in questo momento, un “profilo aggressivo” gli è quantomai funzionale per costruirsi credenziali e credibilità di leader forte: verso gli alleati di centro-destra, verso l’opposizione e verso il proprio partito, specie dopo che la deludente mediazione sul “lodo Alfano” ha esposto FLI a tante critiche ed è stata accolta freddamente dall’opinione pubblica. Siamo, quindi, in pieno “teatrino della politica”:

Fini ha bisogno del “teatrino” perchè ha bisogno di materializzare il suo “peso determinante” di formazione “ago della bilancia” tra Governo e Opposizione; perchè ha bisogno di un’occasione per dimostrare la sua forza. Ma non intende “pagare il prezzo” di una rottura definitiva, nè tantomeno di elezioni anticipate. Ecco, allora, la difficile “quadratura del cerchio” verosimilmente cercata da Fini: crisi sì, ma in nome della continuità del Governo di centro-destra; crisi sì, ma per un governo Berlusconi sotto la tutela di FLI (ago della bilancia) e con una maggiore visibilità di FLI nel Governo. Una strategia gattopardesca, quindi, ispirata al più classico “cambiare tutto, perchè non cambi nulla”; una strategia comunque coerente con la più verosimile e conclamata finalità perseguita da Fini: giungere alla leadership del centro-destra gradualmente, tramite un lento ma inesorabile logoramento di Berlusconi, essenziale per accreditare in prospettiva una leadership di Governo che Fini non nega, ma tende a spostare nel 2013, ovvero alla prossima legislatura (vedi intervista a Spiegel). Ecco, allora, il senso del “cambiare tutto perchè nulla cambi”: se Fini è consapevole che a Berlusconi attualmente non c’è vera alternativa, gli è però indispensabile fare rumore per “spaventare le passere”.

Ecco, allora, il motivo profondo del “moto apparente” che sta creando attorno alla crisi di Governo: evento mediatico e di immagine più che politico che, complice il clamore suscitato, pare funzionale per far crescere le azioni di Fini sul versante dell’elettorato anti-berlusconiano, dopo la deludente esperienza del “lodo Alfano costituzionale” fiaccando la competizione dipietrista, attualmente la più accanita e la più pericolosa per il leader FLI. Per Gianfranco, quindi, adesso il vero problema resta essenzialmente  “bucare il video”; non fare le elezioni.

Articoli correlati

Politica

Forza Italia: storia di un partito paradossale

Quando Forza Italia è nata, e ciò è accaduto nel momento in cui il presidente Berlusconi ha fatto recapitare un messaggio pre-registrato alle televisioni nazionali – capite bene di quale singolare atto di nascita di Leggi tutto…

Politica

Ogni era politica ha il suo stile di comunicazione

Vorrei condividere con tutti voi alcune considerazioni sui motivi per cui una persona viene eletta e dura nel tempo. Credo sia un argomento importante per tutti noi; penso che si tratti di una sorta di “alfabetizzazione Leggi tutto…

Politica

Digital Divide: Il Ministro e la Rivoluzione della Rete

La discussione da ultimo insorta sulla cd norma anti-Blog patrocinata dal Ministro della Giustizia Severino (obbligo di rettifica entro 48 ore, pena una sanzione di almeno E. 12.000) avanti il Convegno “Etica e Giornalismo” del Leggi tutto…