Cosa farà Fini dopo il “duello” con Berlusconi di giovedì scorso? Quali altre mosse starà studiando? Certo, alle volte per comprendere le mosse dei politici non è importante quello che dicono, quanto quello che … non dicono.

Certo, scorrendo il discorso di Fini giovedì scorso alla Direzione PDL non può non stupire il  “basso profilo” dedicato sul rapporto politica-magistratura: “Sulle riforme della giustizia: il governo non fa leggi ad personam, ma talvolta da l’impressione di voler favorire qualcuno; so che il governo non ha operato in questo senso, ma l’impressione c’è stata”. 

Cosa c’è dietro questo discorso da “uomo qualunque”? Certo, è “fantapolitica” dire che Fini sta strizzando l’occhio a Di Pietro! Nello stesso tempo, però, sforzandoci a leggere queste parole in bonam partem (ossia astenendoci dal presupporne significati “dietrologici”) il Presidente della Camera e leader di “area” AN pretende di leggere il rapporto politica-magistratura come se i problemi della giustizia derivassero da pretese di favoritismo e di (non detto) conflitto di interessi dell’attuale premier, ovvero da problemi “di opportunità” o “di stile”, non colti dall’attuale Presidente del Consiglio. Un modo per dire tra le righe a Silvio: “guarda che se ti fai da parte la questione giustizia si risolve da sola”? “Guarda che tu Silvio sei il problema giustizia”? Non è chiaro, ma è certo delle due l’una: o Fini pecca per ingenuità colossale (ma non è credibile), oppure cerca “benemerenze mediatiche” a spese di Berlusconi sul tema giustizia (cosa, per altro, in cui si è già impegnato Pier Ferdinando Casini, dopo anni di alleanze con il Silvio Nazionale).

Comunque si giudichi le parole di Fini, è certo che il Gianfranco Nazionale si è concesso più di una licenza al “politicamente corretto”: è tipicamente politically correct la tendenza a ridurre a “chiacchiere da salotto” questioni complesse, come la questione giustizia che è la questione principe delle attuali istituzioni democratiche.

Alla base della visibilità della Giustizia in Italia, non sta “l’anomalia Berlusconi”, quanto la crisi dei partiti e dei meccanismi di democrazia deliberativa; una crisi preoccupante di paralisi del governo della società che sta facendo scivolare l’Italia in una situazione buia paragonabile a quella dell’ancième règime pre-rivoluzione francese; è una crisi che affonda certamente nel malcostume politico (es. è più facile colpire l’avversario politico cavalcando il “sensazionalismo” dell’avviso di garanzia, anche se poi non si approda a nulla di rilevante, piuttosto che utilizzare le armi del confronto dialettico!), ma che ha radici istituzionali più ramificate: da un lato, l’opzione “mercatista” e liberista degli anni ’90 ha portato (in Italia, ma anche in Europa) alla devoluzione di alcune competenze regolatrici del mercato e delle vita sociale (WTO, UE) ad organizzazioni internazionali sostanzialmente giurisdizionali e para-giurisdizionali (vedi Commissione UE) svilendo il ruolo dei parlamenti; dall’altro, la crisi dei partiti tradizionali, che ha portato queste èlites dirigenti (in declino politico e prive di numeri in parlamento) a cercare sponde e “fiancheggiamenti” nella Magistratura (vedi teorizzazioni di Leopoldo Elia sul ruolo “militante” della giurisprudenza costituzionale; sul punto, leggere Loquenzi ne L’Occidentale del 25/09/2009), cercando di influire in questo modo trasversale sulla produzione del diritto (perso il potere di influire direttamente attraverso il Parlamento). Se Fini è convinto che le sue parole beneducate spese giovedì scorso certamente basteranno a rimuovere un simile macigno, si sbaglia di grosso!

Ci provi Fini ad andare a Palazzo Chigi  e veda se basta mandar via Berlusconi per normalizzare la giustizia: forse che Gianfranco ha dimenticato che tutti i Presidenti del Consiglio di questo decennio (da Berlusconi a Prodi) hanno dovuto subire la delegittimazione del proprio Ministro Guardasigilli (Mastella, Prodi, con le vicende di Salerno e Alfano, Berlusconi con le vicende dell’omonimo “lodo”), nei momenti normali, tradizionale “punto di mediazione” tra Giustizia e Politica? E’ evidente che un tale livello di competitività politica-magistratura ha radici complesse e non nasce da una presunta “anomalia Berlusconi”, quanto da una degenerazione molto comune alle democrazie parlamentari (vedi Repubblica di Weimar) che, in tempi di crisi delle èlites dirigenti (vedi precedente della Repubblica di Weimar) tende ad appiattire il gioco politico sul piano orizzontale del rispetto delle regole formali, imbrigliando, invece, la dimensione verticale, “decisionista” della politica (Schmitt). Attenzione, non mi si faccia dire più di quello che ho detto; non si creda che intenda celebrare il processo sulle intenzioni di Fini e vederlo già nel campo dell’antiberlusconismo solo per queste dichiarazioni sulla Giustizia.

Certo, la concessione al politically correct c’è ed è evidente, perché le parole di Fini sulla giustizia giovedì scorso sono sì utili a trovare l’applauso e l’apprezzamento dei giornali, ma non aiutano ad affondare il bisturi in un cancro che, non curato, rischia di assumere proporzioni preoccupanti. Dobbiamo riprendere a ricordarci che è la politica la sede dove si può discutere della distribuzione dei benefici e dei cicli economici sulle classi sociali, sui ceti svantaggiati e sui giovani e di chi … è senza diritti; mentre la Magistratura non può che agire sull’esistente e fatalmente favorire le posizioni di chi i diritti li ha già acquisiti!

Se la politica è bloccata, l’economia (non governata) lascerà morti e feriti, tra i ceti che non godono di rendite acquisite (giovani etc.). Questo è il nocciolo del problema, almeno a mio avviso. Ora, bando alle chiacchiere e alle dietrologie, mi permetto di dire questo a Fini: vuoi davvero meritarti la palma di successore di Berlusconi, di futuro premier (in un periodo che si presume lungo dato lo stato comatoso del PD che non da segno di finire)? Allora, metti mano alla questione giustizia, in modo franco, senza ipocrisie e senza compromessi disonorevoli, cominciando ad affrontare il problema nelle sue cause, mettendo mano al riequilibrio dell’assetto istituzionale complessivo dello Stato nel senso del Presidenzialismo.

In questo, si può anche valutare di concedere una sorta di “moratoria” sulle riforme dell’ordinamento giudiziario (separazione delle carriere, discrezionalità dell’azione penale), ma avendo di mira l’essenziale esigenza di rafforzare l’Esecutio, per controbilanciare la spinta “orizzontale” della Magistratura, mettendo, così, fine all’ibrido “condominio” Giustizia-Politica raggiunto in Italia negli anni 90 nel tentativo di “governare la globalizzazione” (sul punto, vedi il mio Il ruolo di Berlusconi nella “transizione italiana” del 25/10/2009 in questo newsmagazine). In questo, si può avere ragione nel criticare l’impostazione berlusconiana che fin qui ha sperato superare  l’attuale impasse istituzionale ricorrendo alla legge ordinaria, fatalmente condannata dal sindacato della Consulta (così per le riforme dell’ordinamento giudiziario del 2006, le riforme del “lodo Alfano” e del “legittimo impedimento”) e che non a caso ha prodotto risultati inferiori alle aspettative: così, infatti, sono stati curati i sintomi, non la malattia. Se Fini riuscirà ad impostare un serio percorso di riforme, meriterà fiducia; se no, dovremmo concludere che è un “uomo di paglia” come tanti!

Articoli correlati

Politica

Forza Italia: storia di un partito paradossale

Quando Forza Italia è nata, e ciò è accaduto nel momento in cui il presidente Berlusconi ha fatto recapitare un messaggio pre-registrato alle televisioni nazionali – capite bene di quale singolare atto di nascita di Leggi tutto…

Politica

Ogni era politica ha il suo stile di comunicazione

Vorrei condividere con tutti voi alcune considerazioni sui motivi per cui una persona viene eletta e dura nel tempo. Credo sia un argomento importante per tutti noi; penso che si tratti di una sorta di “alfabetizzazione Leggi tutto…

Politica

Digital Divide: Il Ministro e la Rivoluzione della Rete

La discussione da ultimo insorta sulla cd norma anti-Blog patrocinata dal Ministro della Giustizia Severino (obbligo di rettifica entro 48 ore, pena una sanzione di almeno E. 12.000) avanti il Convegno “Etica e Giornalismo” del Leggi tutto…