Tra Fini e Berlusconi non si riesce a trovare alcun vincitore; da questo scontro che nel suo epilogo amaro ha visto l’espulsione di Fini e dei suoi fedelissimi dal Pdl, chi ne esce sconfitto è il centrodestra italiano. Da una parte i finiani, dall’altra i berlusconiani cantano la loro vittoria. Fini con il suo nuovo gruppo parlamentare “Futuro e libertà per l’Italia” si sentirà ora ancor più libero di sparare colpi pesanti verso il Governo, il suo premier e il Pdl; non dovrà più sentirsi minoranza in un partito, non dovrà più essere l’ombra di Silvio, mai più coabitare in un partito tra i quali ci sono alcuni indagati.

Silvio invece si è come tolto un peso dallo stomaco; non riusciva più a sopportare il doppio gioco di Fini e dei suoi fedelissimi che, sputando nel piatto dove mangiavano, con la scusa della discussione in seno al partito martellavano continuamente il Governo e il Pdl tendendo a destabilizzare gli organi stessi del partito. Con la cacciata di Fini, Berlusconi pensa di aver risolto i problemi all’interno del Pdl. In realtà con questa scissione, il Pdl ha fatto un grosso passo indietro, perdendo gran parte del suo fascino politico e storico, nonchè il suo alone rivoluzionario. Rivoluzionario perchè per la prima volta nella storia politica italiana dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri, il Pdl aveva riunito in sè la grande tradizione italiana composta da moderati, liberali, cattolici, conservatori, socialisti.

Si era aperta per il centrodestra una fase nuova e non più transitoria; non più solo legata allo slancio carismatico di Berlusconi (che è inevitabilmente destinato ad esaurirsi nel tempo), ma ad un progetto solido, stabile e di grandi prospettive. Ora del Pdl rimane davvero poco. Fini pur con tutte le sue incongruenze, i suoi tatticismi, tentava di mettere in moto quel processo democratico all’interno del partito che spesso veniva soffocato da una struttura interna paralizzata, monolitica ed eccessivamente verticista. Non si esagera se si afferma che forse il Pdl non era stato un partito al proprio interno “liberale”. 

Se pensiamo a quante battaglie esterne ha dovuto affrontare, era logico che fosse così. Durante le campagne elettorali bisognava infatti concentrare le proprie forze per sconfiggere la sinistra. Nel momento di riposo dopo la vittoria alle Regionali del Marzo scorso si doveva aprire un fronte interno. Un grande partito deve essere forte “in guerra” e “in pace”. Questo fronte interno avrebbe dovuto stabilire non solo i nuovi equilibri all’interno del partito stesso, ma anche nuove regole interne per poter legare al meglio il partito all’attività del Governo. La fase del rinnovamento, del graduale cambio generazionale nel territorio avrebbe potuto dare al partito quella dinamicità essenziale per trasmettere alla società civile quel senso del cambiamento, dell’arrivo di una nuova era che tutti attendono. Il trapasso berlusconiano sarebbe stato forse molto più sereno e meno scosso.

Oggi il popolo di centrodestra è invece sconsolato e depresso. Al di là delle buone iniziative e riforme portate avanti dal Governo, questo popolo non riesce ad immaginare un futuro sicuro, perchè gli rimane difficile identificarsi in un progetto che adesso non c’è. Non basta governare bene, ci vuole un partito unitario che rispecchi i sentimenti, le passioni, i sogni e le speranze dell’elettorato di centrodestra. Oggi questo partito non c’è. E se c’è non rappresenta tutti o comunque scontenta tanti. Oggi il Pdl è un partito monco, un grande contenitore impoverito di contenuti, un grande albero a cui sono state spezzate alcune radici. 

Sono tanti coloro che nell’immobilismo del partito e nella decisione di espellere i dissidenti, vedono solo l’incapacità ad aprirsi alla pluralità interna; gli stessi che invece sono stati espulsi dal partito e che si sono illusi che bastava dar fiato alle correnti per fare una rivoluzione in seno al Pdl, hanno dimostrato tutto il loro dilettantismo. Altri invece fingono che non sia successo nulla di grave! Il Pdl era nato per unire, per articolare in modo armonioso le culture, le storie e i contenuti di vecchie esperienze politiche ed umane che avevano contribuito a fare grande l’Italia; non era nato per spezzare e far nuovamente precipitare nell’ignoto un popolo come quello di centrodestra che nella nostra storia ha quasi sempre rappresentato la maggioranza del Paese. Questo popolo in un futuro prossimo merita di essere nuovamente e definitivamente unificato sotto un unico simbolo che renda sacra ed intangibile la tradizione del centrodestra italiano. Anche se adesso è notte, attenderemo l’alba di un nuovo giorno.

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