La discussione da ultimo insorta sulla cd norma anti-Blog patrocinata dal Ministro della Giustizia Severino (obbligo di rettifica entro 48 ore, pena una sanzione di almeno E. 12.000) avanti il Convegno “Etica e Giornalismo” del Festival del Giornalismo di Perugia dimostra solo una cosa: che la vera linea del Digital Divide in Italia passa attraverso la Politica.

Manca la capacità di pensare Internet in modo davvero … politico! Manca la capacità di concepire la Rete in modo meno qualunquistico (e … impolitico) di quanto finora sia stato fatto dal Palazzo. Ma cosa significa “pensare politicamente” Internet? Intendiamoci, ciò che ci fa specie non è che il Ministero proponga misure di tutela contro gli abusi della rete; ciò che ci dispiace è che questa occasione del Congresso dei Giornalisti ha rivelato l’ostinazione del Governo (e della Politica) a non comprendere la vera sfida che la Rete e Internet pongono all’Italia. Non possiamo negarcelo, siamo davvero all’ “anno zero” della Politica, alla fine delle certezze, delle tradizioni. Ci stiamo cioè avviando ad un processo di trasformazione, destinato a produrre, magari non subito, ma in prospettiva (lunga o breve non è chiaro) un deciso mutamento.

Naturalmente, se è relativamente sicuro che stiamo attraversando un grosso processo di sommovimento, nulla ci garantisce che l’esito sarà buono e fausto. Ma è altrettanto certo che in questa fase di incertezza, se è vero che (come in tutti i momenti affini della storia) serve un’èlite capace di guidare il mutamento, è altrettanto vero che tale èlite e tale mutamento non potranno prescindere dalla Rete! Non perchè la Rete sia il “toccasana”, il “mantra” toccando il quale ogni cosa si aggiusta, ma perchè ormai la Rete, tra le poche realtà depositarie di “capitale sociale” credibile, sta acquisendo una prepotente capacità di legittimazione: ciò che passa dalla Rete sembra più credibile, perchè vissuto, condiviso, approvato: un pò come erano le Assemblee per il liberalismo ottocentesco!

Certo, ci rendiamo conto che alla lettura questo scenario potrà apparire strano e irreale come un tempo apparivano certe figurazioni e certi personaggi dei romanzi o dei film di fantascienza: e certamente, per alcuni Ns. lettori, quelli non avvezzi a ragionare in termini “digitale”, potrà sembrare assurdo che singoli individui, chiusi nelle loro stanze davanti ad un PC e connessi ad Internet possano produrre relazioni e capitale sociale! E certo sarebbe assurdo pensare di seguire la vita della propria Nazione, della propria città, nel chiuso della propria stanza, seguendo un PC! Il punto non è questo. Il fatto è che sempre più sociologi ed esperti di marketing digitale notano che Internet e la Rete allenano le persone ai contatti umani, lungi dal dissociarli, come pareva all’inizio (nonostante casi di dipendenza e dissociazione da Rete ci siano e siano studiati dagli psichiatri!).

E’ sempre più marcata la tendenza di coloro che si conoscono in Rete a coltivare face to face l’amicizia, a darvi un seguito concreto, anche aderendo ad Associazioni, Movimenti e finanche gruppi politici. Non occorre essere grillini per cogliere questo autentico “segno dei tempi”. Troppo spesso si crede che Internet sia solo cazzeggio o svago personale. No: stare in rete significa coltivare relazioni, coltivare atteggiamenti improntati alla correttezza, alla trasparenza, alla fedeltà (vedi BLASI, Economia della Felicità, Feltrinelli, 2007). Così nelle Community di Facebook si costruisce “reputazione digitale”; ma così, prendendo sul serio tale Etica si arriva dritti dritti ad una Società più aperta e più conforme ai canoni di una vera Rivoluzione Liberale. Può darsi certamente che in questo ci sia la sua buona quota di utopia; ma guai a non rendersi conto che oggi la Rete è divenuto uno delle poche riserve di “capitale sociale e relazionale”. Di contro a Istituzioni come Famiglia, Chiese, Partiti in caduta libera nelle capacità aggregative, di contro ad una classe media italiana atomizzata e divisa da tradizione corporativa inveterata e (salvo rare parentesi), mai superata.

Non si pensi che siamo diventati improvvisamente dei “grillini”. Certo, però, per l’Italia Internet rappresenta una grossa opportunità rivoluzionaria (in senso buono). Non sottovalutiamo la questione: le analogie con l’Illuminismo francese pre-rivoluzionario ci sono tutte, almeno (ora come allora) nel culto un pò feticistico e certamente mitologico di un “sapere” o di un’informazione “fai da te”, segno distintivo di emancipazione e di libertà del vero citoyen, prova di maturità del vero cittadino che “usa ragionare col proprio cervello” delle complesse vicende del mondo, senza farsi abbindolare dal potere e dagli umori della massa. Ora anche questa semplice mitologia è politicamente significativa, significativa cioè del fatto che è in atto una profonda corrosione delle basi etico-politiche della Ns. Società.  

Internet come un grande caffè, come le grandi “Società di Pensiero” che fecero la fortuna dei movimenti liberali e democratici a cavallo delle grandi Rivoluzioni del XVIII e del XIX Secolo? La prospettiva è meno utopistica di quanto sembri. Presa sul serio (chè non è detto che non prevalga all’ultimo l’aspetto ludico, ovvero scandalistico e voyeristico di Internet), la Rete per l’Italia può rappresentare l’occasione della prima, vera Rivoluzione che il Bel Paese abbia finora sperimentato, ossia la Rivoluzione di un’Opinione Pubblica autonoma (come sognava Piero Gobetti), meno servile e dipendente dal lavoro “preconfezionato” dei media e della propaganda politica. Ma è evidente nessuna opportunità rivoluzionaria si coltiva senza una classe dirigente preparata: saprà la Rete produrre questa classe dirigente, come le “Società di Pensiero” del 175o in avanti produssero la nuova classe politica che scalzò l’Ancième Règime in Francia? Lo scopriremo solo vivendo …

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