“Forza gnocca!”, “Secessione!”, “Il bipolarismo è morto” sono le tre esternazioni rispettivamente di Berlusconi, Bossi e Fini di questi ultimi giorni. Gli stessi che solo tre anni fa furono artefici di una grandiosa vittoria alle elezioni politiche, ottenendo la più vasta maggioranza parlamentare dal dopoguerra in poi. Oggi quei giorni trionfali per il centrodestra, densi di speranze nell’elettorato moderato, appaiono ricordi sbiaditi di epoche tramontate.

Tramontate come i leader in questione, improponibili chi per un verso chi per un altro. Eppure sia Berlusconi e Bossi da un lato e Fini da un altro non demordono, magari si punzecchiano e si fanno la guerra come accade spesso tra Silvio e Gianfranco dopo la famosa cacciata del Pdl di quest’ultimo risalente al Luglio 2010. Eppure dovrebbero constatare lo stato di declino economico, morale e sociale in cui versa l’Italia, prima di farsi la guerra a vicenda, prima di dire sciocchezze che irritano un intero popolo che ogni giorno è sempre più indignato. Va bene la crisi, vanno bene i sacrifici, ma i cittadini non sono disposti ad essere presi in giro ulteriormente da una politica autoreferenziale e carnevalesca in certi toni e comportamenti. In un periodo così fosco è inaccettabile che un Presidente del Consiglio, anche solo per scherzo, vedendo il Pdl crollare nei sondaggi, affermi che la sostituzione del nome con “Forza gnocca” risolleverebbe il suo partito.

Gli italiani, già fin troppo disgustati dai particolari delle feste a Palazzo Grazioli, mentre fanno mille sacrifici per arrivare alla fine del mese, non tollerano più sentire certe cose. A Silvio pare proprio che la lezione non sia servita; cade sempre nell’ossessione del “bunga bunga”. Allo stesso modo Bossi con quell’aria un po’ contadina e rozza è ritornato al ritornello della secessione, dopo aver predicato per anni (a nostro avviso anche in maniera lucida e sensata) il federalismo. Un passo indietro che segna la crisi di identità e di prosettive della Lega Nord che pare non abbia saputo fare il salto qualitativo di diventare un partito nazionale, arroccandosi invece nel suo gretto provincialismo.

Fini invece si ritrova adesso con un pugno di mosche, un partito come Fli schiavo dell’antiberlusconismo più becero, con accanto personaggi come Granata e Briguglio che stridono assai con i propositi liberali che propone il partito. Chi segue la politica e segue Fini, si accorge che ha davanti un uomo che con toni sicuri e a volte presuntuosi dice cose di cui forse nemmeno lui è convinto. E’ questa mediocrità dell’uomo Fini che ha fatto di lui un eterno secondo in politica; va bene rinnovare con il tempo le idee, magarli anche cambiarle, ma le capriole a volte possono dare alla testa a chi le fa, ma soprattutto generare sfiducia nell’elettorato.

Quando Fini afferma entusiasta che “il bipolarismo è morto”, anche se lo ha detto per sponsorizzare il Terzo Polo di cui fa parte, non solo ha rinnegato sé stesso e si è smarcato completamente dalla destra europea (cui tanto i finiani fanno riferimento), ma non si è accorto che con il bipolarismo si rafforza la democrazia e l’alternanza politica? Insomma questa è in poche parole la salute di cui gode il centrodestra al momento. Noi moderati ci ritroviamo soli, senza conforto e speranze.Il crepuscolo degli idoli genera delusione, amarezza, magari un pizzico di nostalgia, ma anche un pò di rabbia. Basta Berlusconi, basta Bossi, basta Fini verrebbe da dire, mentre attoniti constatiamo come la nostra amata Nazione si sgretoli e sia oramai allo sbando. L’incubo dell’8 Settembre non è poi così remoto.

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