Se dovessimo definire brevemente il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, potremmo farlo usando un solo termine: un gran comunicatore!Lo ha già testimoniato la sua campagna elettorale altavmente innovativa.Barack Obama comunica incentrando costantemente il suo discorso su idee concrete che devono divenire per la gente uno scopo e che vanno riconosciute nella loro individualità.Il Presidente pone al primo posto il bene più prezioso: l’ideale di essere innanzitutto (come approfondiremo più a

vanti) una comunità che ha il proprio destino “nelle sue mani”.Prima ancora di essere un ottimo comunicatore, Obama è stato un bravissimo osservatore e interprete della società: ad esempio nel comprendere la modestia delle speranze della gente, il loro avere gli stessi desideri e gli stessi valori a prescindere dalla diversità delle razze o delle religioni.Obama ha capito che non ha senso il discredito dei propri avversari, ma quel che conta, e che può essere la carta vincente, è fare il proprio meglio.

Ciò che affligge il popolo americano è il divario fra la grandezza delle sfide da portare avanti e al contrario la “piccolezza” della politica odierna.Quando Obama riprende in maniera proattiva la politica dei Kennedy del dopoguerra mette in rilievo il fatto che ad esempio fosse meno ideologica e più realista.Nel 2005, Obama si è aperto anche al mondo dei blog, inviando a lettere e rispondendo ai lettori. Egli dichiara di avere apprezzato il “proficuo scambio di idee che i blog offrono”; anche questa è la prova di una comunicazione politica che comprende la necessità di bilanciare idealismo e realismo, un piano comunicativo che usa i mezzi della gente e il loro linguaggio.

La narrazione di Obama è ricca di numerosi aneddoti riferiti alla sua esperienza personale, alle sue emozioni, come ad esempio quando per la prima volta vide ed entrò alla Casa Bianca.Più volte nel corso del testo, Obama cita ed esalta la libertà individuale: «valore radicato talmente in profondità che tendiamo a darlo per scontato». Dunque nuovamente Barack Obama punta sui valori che hanno un rilevante effetto carismatico sul popolo (nel pieno senso letterale) ma anche sul singolo individuo. «I valori sono la nostra eredità, quello che fa di noi un popolo».Il Presidente degli Usa non manca comunque di essere chiaro ed esplicito, come quando afferma apertamente: «Credo che la politica economica presti poca attenzione alla distribuzione della mano d’opera e al disfacimento delle città manifatturiere» ed ancora, qualche pagina dopo, «credo nel potere della cultura per determinare sia il successo individuale che la coesione sociale, (…) credo però che anche il governo possa avere un ruolo nel formare questa cultura nel modo migliore -o peggiore».Obama identifica la stessa democrazia non come un edificio da costruire, ma proprio come una conversazione da sostenere, quindi come a ribadire ancora una volta la centralità e l’essenzialità della comunicazione.Non teme neanche di “uscire allo scoperto” riconoscendo le fragilità e gli aspetti meno “dorati” dell’essere un “volto noto”: «…diversamente dalla maggior parte delle persone, che hanno il lusso di potersi leccare le ferite in privato, la sconfitta di un politico è esposta al pubblico…»; oppure parlando dell’importanza in politica dei soldi (tanta quanta ne hanno le persone!, dice) o la “forza” dei ricchi finanziatori e dell’entourage del partito per realizzare il proprio progetto.

Obama non tiene tanto al “titolo”, alla “carica” nel suo “auto-definirsi”, evidenziando anzi che «la carica più importante è la carica di cittadino».Ed ecco infatti che prende in considerazione prima di tutto i problemi del quotidiano, del suo popolo: famiglia, assistenza sanitaria, istruzione, ricerca universitaria, tasse, infrastrutture, sicurezza, previdenza sociale, salari, agevolazioni fiscali per chi ha basso reddito, fede religiosa,…Quindi non solo grandi problemi internazionali o tematiche non vicine alla gente, ma in rilievo i problemi di tutti i giorni di ogni cittadino americano!La politica di Obama, ma direi più che altro la sua comunicazione politica, è un’aperta dichiarazione del bisogno di pensare in termini di “tu” (come del resto la religione – in tal senso sono affini-) e non solo di “io”, un modo molto innovativo di fare della propria veste il tramite tra il cittadino e la Nazione.